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RICORDI
Ogni tanto mi capita di ripensare a quel triste e doloroso momento in cui fui costretta a prendere in mano ogni oggetto appartenuto ai miei genitori.
Mio padre se n'era andato già da molti anni e ora, che anche mia madre lo aveva raggiunto, toccava a me, in quanto unica figlia, svolgere quell' ingrato compito.
Avrei voluto lasciare ogni cosa al proprio posto, avevo quasi la sensazione di profanare un luogo sacro, rovistando ovunque in quella casa, ma la ragione mi diceva che era necessario farlo.
Regalai tutto ciò che mi era impossibile conservare ad alcune persone molto care a mia madre, perché ero certa che lei avrebbe approvato.
Temporaneamente, avrebbe abitato lì mio figlio con la sua famiglia e la cosa mi faceva un grande piacere: avrei sofferto non poco nel vendere quello scrigno di preziosi ricordi, in cui io stessa avevo trascorso diversi anni della mia vita.
Prima o poi ci avrei dovuto inevitabilmente pensare, ma non subito, per fortuna, e ancora non potevo sapere che la mia seconda figlia, in futuro, avrebbe scelto la casa dei nonni come abitazione definitiva.
Per giorni continuai il mio lavoro e da ogni angolo spuntavano fuori ricordi che parevano echi del passato.
C'erano molti oggetti che non rammentavo e altri che non pensavo fossero stati conservati. Trovai, ad esempio, i miei disegni delle elementari e i biglietti di auguri che avevo realizzato per Natale e per la festa della mamma.
Tra le cose di mia madre, c'erano persino un vecchissimo libro di scuola e un suo quaderno risalenti al periodo del fascismo. Fu interessante visionare quel materiale scolastico, poiché mostrava quali argomenti fossero importanti all' epoca. Pur essendo completamente inadatti a dei bambini, era evidente che avevano il preciso obiettivo di indottrinare le future generazioni.
Ritrovai, ovviamente, moltissime e varie foto dei miei genitori, che mi erano state mostrate tante volte e che guardavo sempre con piacere.
Le più vecchie erano quelle di mia madre piccina, in braccio ai miei nonni che indossavano i caratteristici abiti degli anni Trenta. Interessanti erano quelle di quando portava la tipica e obbligatoria divisa dell' organizzazione "Giovani Italiane" la quale, insieme a quella dei "Balilla", faceva parte della "Gioventù Italiana del Littorio".
C'erano anche le foto di mio padre bambino e poi ragazzo e quelle del periodo in cui prestava il servizio militare. Quelle immagini erano un salto nel passato che, nel bene o nel male, non andrebbe mai dimenticato.
Oltre alle foto, ho conservato tutto ciò che ho potuto dei miei genitori, specialmente i loro regali di nozze e le varie suppellettili a cui erano molto legati. Inoltre, ho ancora i pizzi e i ricami di mia madre, lo scialle che portava sempre sulle spalle la sera, i libri di storia che mio padre amava tanto e il suo cappello d'alpino a cui teneva particolarmente e che indossava sempre ai raduni nazionali o in determinate occasioni e che non posso guardare senza provare un' intensa commozione.
Ma la cosa più preziosa che trovai, fu una vecchia e semplice scatola di cartone. Non ne conoscevo il contenuto e aprirla fu una vera sorpresa: erano le lettere che i miei genitori si erano scambiati durante il loro fidanzamento.
Iniziai a leggerne una e rimasi colpita dalla bellezza e dalla dolcezza delle parole di mio padre.
Tuttavia, non volli continuare a scorrere le righe di quella corrispondenza. Erano i loro sentimenti, i loro pensieri e sentivo di non avere il diritto di leggerli.
Richiusi la scatola e la riposi in un mobile del soggiorno, dove si trova ancora oggi dopo sedici lunghi anni.
A volte, credo che sarebbe più giusto bruciare quelle lettere tanto intime e poi affidare la loro cenere al vento affinché porti quelle meravigliose parole d'amore in un luogo lontano dove, forse, due anime unite dal caso hanno potuto ritrovarsi al di là del tempo e dello spazio.